Se si guarda allo stato del mondo, non si può non concludere, tristemente ma realisticamente, che “l’unico modo per risolvere i conflitti che sorgono nel sistema internazionale è ancora in ultima istanza quello del ricorso all’uso della violenza reciproca”[1]. È invalsa nel linguaggio odierno la moda di usare l’espressione “interessi vitali”, al posto di “volontà di potenza” per riferirsi alla politica internazionale degli Stati. Alla luce della politica internazionale delle potenze che si fronteggiano in questo momento, come non dare ragione a Bobbio quando ci ricorda che “il principio supremo cui si ispira la condotta di uno Stato è quello della sopravvivenza, esattamente come accade nello stato di natura secondo l’ipotesi hobbesiana”? e come non convenire con lui quando constata amaramente che da questo punto di vista “è irrilevante la distinzione tra governi democratici e governi non democratici”?[2].
Alla fine della Introduzione alla seconda edizione di Il futuro della democrazia, Bobbio rappresenta il sistema internazionale attraverso quattro figure: 1. l’umanità prima è uscita definitivamente dallo “stato anarchico, ovvero guerra senza pace (il bellum omnium contra omnes dello stato di natura di Hobbes)”; 2. poi ha conosciuto il “sistema di equilibrio tra le grandi potenze, ovvero la pace come tregua fra due guerre”; 3. periodicamente corre il rischio di ricadere in un “ordine derivante dal predominio di una potenza egemone o sistema dell’egemonia, donde la figura della pace stabile ma imposta dall’alto con la forza” la pax romana o la pax americana; 4. infine auspicabilmente potrebbe avviarsi verso “la sottomissione di tutti gli Stati a un ordine democratico, ovvero la pace insieme stabile e fondata sul libero consenso”[3].
Il discorso di Bobbio è di naturalmente di tipo congetturale. Si tratta di “una congettura che s’ispira all’idea kantiana secondo cui la pace perpetua è possibile soltanto fra stati che abbiano la stessa forma di governo, e questa forma sia la forma repubblicana”. Tuttavia si tratta di una congettura “inverificabile, com’è proprio di un’idea della ragion pura che può valere soltanto come un’idea regolativa”[4]. Per Bobbio, la meta a cui tendere è più chiara che mai: non c’è altra soluzione che quella a lunga scadenza della democratizzazione del sistema internazionale. La democrazia internazionale è una meta cui non possiamo rinunciare ma oggi come oggi è irrealistica. La tappa finale è tanto più chiara quanto più sembra irraggiungibile.
Risulta arduo piegare i dubbi di Bobbio all’ottimismo. D’altra parte egli, con realismo, non dimentica di ricordare che la democratizzazione deve andare di pari passo con il rafforzamento dei mezzi di coercizione. Guardando alla realtà dei rapporti internazionali del suo tempo, Bobbio concludeva che ci troviamo di fronte a un circolo vizioso: “gli stati potranno diventare tutti democratici soltanto in una società internazionale compiutamente democratizzata. Ma una società internazionale compiutamente democratizzata presuppone che tutti gli stati che la compongono siano democratici. L’adempimento di un processo è ostacolato dall’inadempimento dell’altro”[5].
Taluni segni positivi si sono rivelati effimeri. E forse la ragione principale del mancato sviluppo del processo di democratizzazione del sistema internazionale è da ricercare proprio nell’arresto del costante, fino a un certo punto, aumento del numero degli Stati democratici. Non solo gli stati democratici non aumentano ma alcune importanti democrazie assumono tratti autoritari. Il caso più clamoroso sono gli Stati Uniti. Nella Introduzione alla seconda edizione di Il futuro della democrazia Bobbio riassume così quella che possiamo chiamare il paradosso della pace attraverso la democrazia internazionale:
Il sistema ideale di una pace stabile può essere espresso con questa formula sintetica: un ordine universale democratico di Stati democratici. Non ho bisogno di aggiungere che, come tutte le formule ideali, anche questa appartiene non alla sfera dell’essere ma a quella del dover essere”[6].
Più che una previsione una speranza o, laicamente, un’idea della ragione. Dopo il primo quarto di secolo del 2000 sappiamo che il sogno e o il progetto di un nuovo “ordine internazionale liberale” è fallito, anzi che esso è stato fin dall’inizio un inganno o meglio un autoinganno[7]. Invece di un rafforzamento delle Nazioni Unite e delle ragioni del diritto internazionale, invece di uno sviluppo dei rapporti tra gli Stati verso la democrazia internazionale, assistiamo inermi da un lato all’indebolimento delle Nazioni Unite e alla continua e ripetuta violazione delle regole più elementari del diritto internazionale, dall’altro a una regressione verso l’anarchia internazionale. Le ragioni della guerra prevalgono su quelle della pace, le ragioni della forza su quelle della mitezza. La rivisitazione dell’opera di Bobbio ci aiuta a comprendere le ragioni del suicidio della pace, ma ci conferma nella convinzione che la sola via d’uscita dal labirinto è la pace.
Nota bibliografica:
Sulla storia del pacifismo vedi ora: Roberto De Seta, Pacifismi. Storia plurale di un’idea contemporanea, Mimesis, Milano 2025, che dedica a Bobbio alcune pagine.
Per avvicinarsi al pensiero e all’opera di Bobbio mi permetto di suggerire di partire dalle mie conversazioni con il professore: Id., Il mestiere di vivere, di insegnare, di scrivere, Conversazione con P. Polito, Passigli Editori, Firenze 2014; Id., Dialogo su una vita di studi, Conversazione con P. Polito, Biblion Edizioni, Milano 2024. Un’ampia selezione di scritti sulla pace e la guerra si trova in Id., Elementi di politica (1998), a cura di P. Polito, Einaudi, Torino 2010; Teoria generale della politica, a cura di M. Bovero, Einaudi, Torino 1999 e Id., Etica e politica. Scritti di impegno civile, a cura di M. Revelli, Mondadori, Milano 2009.
Tra gli studi: A. Mancarella, Norberto Bobbio e la politica della cultura, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1995; P. P. Portinaro, Introduzione a Bobbio, Laterza, Roma-Bari 2008; B. Piatti Morganti, Dialoghi interrotti. Vita e destino degli intellettuali nel pensiero di Norberto Bobbio, aras edizioni, Fano 2012; M. Losano, Norberto Bobbio. Una biografia intellettuale, Carocci, Roma 2018; G. Pasquino, Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica, Bocconi Editore, Milano 2019; C. Pianciola, La persona laica. Norberto Bobbio nel Novecento filosofico. Con sei testi Di Bobbio su fenomenologia, esistenzialismo, empirismo, Prefazione di Andrea Bobbio, Postfazione di Luigi Ferrajoli, Biblion Edizioni, Milano, 2022; Mario G. Losano, Laicità e giustizia sociale. Scritti su Norberto Bobbio, Biblion Edizioni, Milano 2025.
In particolare sul nostro tema: L. Bonanate, Nel labirinto, ovvero guerra e pace nel pensiero di Norberto Bobbio, in Id., Le relazioni tra gli stati tra diritto e politica. A proposito di Bobbio e altro, Guida, Napoli 2008, pp. 21-56. Un’utile ricostruzione è quella di A. Loche, Il pacifismo giuridico e il Terzo assente nel pensiero di Norberto Bobbio, in Id. (a cura di), La pace e le guerre. Guerra giusta e filosofie della pace, introduzione di M. Marcialis, CUEC – Cooperativa Universitaria Cagliaritana, Cagliari 2005, pp. 149-184.
Note al testo:
[1]N. Bobbio, Democrazia e sistema internazionale, in Id., Il futuro della democrazia (1984), Einaudi, Torino 1991, p. 212.
[2]Ivi, p. 213 e 214. Al riguardo basti ricordare il principio dello stato di eccezione, previsto all’art. 15 della Convenzione dei diritti dell’uomo: «In caso di guerra o di altro pericolo pubblico che minacci la vita della nazione, ogni altra parte contraente può prendere delle misure in deroga alle obbligazioni previste dalla presente Convenzione».
[3] N. Bobbio, Introduzione alla seconda edizione di Il futuro della democrazia, cit., p. XVI.
[4] N. Bobbio, Democrazia e sistema internazionale, in Il futuro della democrazia, cit., p. 218.
[5] Ibidem.
[6] N. Bobbio, Introduzione alla seconda edizione di Il futuro della democrazia, cit., p. XVII.
[7] Cfr. Alessandro Colombo, Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024), Raffaello Cortina Editore, Milano 2025.