Un file rouge lega Repubblica, Liberazione e Gobetti

di Pietro Polito

La ricorrenza del 25 aprile 2026 è strettamente connessa all’80° anniversario della fondazione della Repubblica (2 giugno 2026) e può essere collegata fecondamente al Centenario della morte di Piero Gobetti (16 febbraio 2026). C’è un filo rosso che lega indissolubilmente la nostra Resistenza e la nostra Repubblica a Piero Gobetti, attraverso un cerchio del pensiero e dell’azione duraturo nel tempo.

Se ci si interroga sul rapporto tra la Resistenza e Gobetti si può sostenere che egli ne anticipa e prefigura i grandi ideali democratici. Ciò emerge dal programma dei “Gruppi della Rivoluzione Liberale”, fondati nel luglio 1924, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti. I “Gruppi” gobettiani sarebbero stati una delle formazioni partigiane durante la “guerra civile” italiana.

Il programma “semplice e sintetico”, volto a “creare una nuova classe dirigente”, si fonda su quattro “pregiudiziali”: la lotta di classe, il meridionalismo, la democrazia e la pace. In una democrazia moderna i rapporti tra le forze sociali “devono essere regolati dalla legge infallibile e ineluttabile della lotta di classe”, forma di conflitto che non mette in discussione il sistema democratico-parlamentare. Quanto al Sud, i “Gruppi” “devono condurre la battaglia contro le oligarchie ministeriali” e favorire la partecipazione del proletariato agricolo. La “prima condizione” è la democrazia rappresentativa: “un regime di moderna democrazia diretta laica fondato sulla rappresentanza proporzionale”. Sul piano internazionale, le democrazie, “per definizione e per interesse”, sono pacifiche.

Analogamente, rispetto alla fondazione della Repubblica, si può parlare di un “Gobetti costituente”, per la presenza diretta o indiretta del gobettismo nel dibattito. Gobetti ha rappresentato il momento della resistenza all’oppressione, ma può essere assunto come modello nella costruzione della democrazia, insieme a Matteotti, Amendola, i fratelli Rosselli, Calamandrei, Ada Gobetti e le donne costituenti.
Alla Costituente avrebbe rappresentato più le ragioni della lotta che quelle dell’unità, interpretando i valori di una minoranza animata da passione libertaria. Dopo ottant’anni di democrazia debole ma resistente, possiamo ribadire che essa si sviluppa per l’opera delle “forze” che si oppongono alla involuzione autoritaria.

La “democrazia da fare” rimane un ideale e un avvertimento. Se la libertà e “una lotta politica aperta” sono “il primo principio dell'educazione politica”, la vitalità dello “stato democratico-liberale” presuppone “l’adesione” dei cittadini e si fonda su partecipazione, controllo, opposizione. Oggi questi sono i fondamenti di una cultura dell’iniziativa: è positivo ciò che la crea, negativo ciò che la frena.

Protagonisti sono i giovani, produttori naturali di iniziativa attraverso associazionismo, terzo settore e volontariato. Ai giovani bisogna credere, perché è soprattutto a loro che bisogna guardare per un cambiamento di mentalità.

“La Stampa”, Torino, sabato 25 aprile 2026, p. 39. L’articolo è una sintesi del discorso per il Venticinque aprile, pronunciato alla Dora Baltea, in Barriera di Milano, al Polo del 900, Sala delle conferenze, il 24 aprile 2026.
 
In copertina: Decennale della Liberazione, Torino 25 Aprile 1955; Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci di Torino - Polo del '900; URL: https://archivi.polodel900.it/scheda/oai:polo900.it:136380_decennale-della-liberazione-torino-25-aprile-1955

Centro studi Piero Gobetti

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