Ricordo di Santina Mobiglia

di Pietro Polito

Non so che cosa ne pensano Cesare e Niccolò, ma se dovessi dire qual era il tratto caratteristico dell’atteggiamento di Santina, che ci ha lasciato senza lasciarci, direi che questo è certo la tolleranza. Certo non la tolleranza negativa, che sovente è mera sopportazione dell’altro, ma la tolleranza positiva, che è apertura all’altro.

Quando la tolleranza da negativa si fa positiva, diventa mitezza. Della mia lunga amicizia con Santina, salutandola senza dirle addio, desidero ricordare una straordinaria impresa comune che abbiamo realizzato insieme tanti anni fa, insieme a Goffredo Fofi: la pubblicazione dell’Elogio della mitezza di Norberto Bobbio nel 1993. Come un dono di Natale per le amiche e gli amici di “Linea d’ombra”[1].

Questo testo, che ha avuto una straordinaria fortuna di cui siamo stati partecipi grazie alla generosità del professore, nella sua versione originaria è impreziosita da straordinarie immagini di capolavori artistici, scelte da Fofi e da Bobbio: La bambina con la colomba, La temperanza di Giotto, San Giacomo e l’agnello di Jusepe de Ribeira, la Canzone pastorale di Ludwigh Richter, Giuseppe venduto dai fratelli di Lorenzo Lotto. Di Cesare è stata l’idea di pubblicare in copertina La bambina con la colomba.

Il testo ha una breve ma intensa premessa, firmata da entrambi, ma, tu lo sai Santina, di fatto scritta da te. La mitezza è strettamente connessa alla generosità. Non c’è mitezza senza generosità come non c’è generosità senza mitezza.

Nella Premessa Santina mette in rilievo “il linguaggio inconsueto, e potremmo dire eccentrico per la cultura contemporanea, del discorso sulle virtù, nell’affrontare il nesso controverso tra atteggiamenti individuali e responsabilità sociali”. Inoltre osserva che da Bobbio ci viene “una lezione di limpida saggezza” che ricompone “temi che siamo abituati a discutere nei linguaggi separati e analitici dell’ideologia o della psicologia, senza timore di affidarsi al codice espressivo di un moralismo classico oggi assai fuori di moda”.

La mitezza non era di casa nel mondo di ieri, quando Bobbio ne scriveva, non è di casa nel mondo impazzito di oggi. Eppure rimane “parimenti inattuale e controcorrente” nella “società violenta in cui siamo costretti a vivere”. S’intende la mitezza che dal territorio ampio della tolleranza si allarga al valore attuale più che mai della nonviolenza attiva.

Santina appartiene alla non ampia schiera delle miti e dei miti che s’identificano con le amiche e gli amici della nonviolenza. Come ella sottolinea, la mitezza così intesa non è un quietistico atteggiamento di remissività o passiva rassegnazione.

Qual è il valore della mitezza? La mitezza nonviolenta non è un “modello di perfezione o santità individuale” ma è “un modo di essere verso l’altro, che vorrebbe essere piuttosto condizione di salvezza collettiva, dimensione antropologica costitutiva della civiltà contro la barbarie”.

In altre parole, la mitezza è una virtù sociale e in quanto tale essa è, con le parole di Bobbio, “l’altra faccia della politica”. La politica “nell’accezione forte e mai tramontata per la quale le virtù del ‘principe’ sono sempre quelle simboleggiate dalla volpe e dal leone”.

Cara Santina desidero dirti ciao come ci è accaduto tante volte, ringraziandoti per avere contribuito con la tua mitezza a “rendere ‘più abitabile questa aiuola’ in cui ci troviamo a vivere”.

 

 Note:

[1] N. Bobbio, Elogio della mitezza, a cura di Santina Mobiglia e Pietro Polito, Linea d’Ombra, Milano 1993. Opuscolo realizzato con la collaborazione del Centro studi Piero Gobetti e della Celid e con il contributo della Cassa di Risparmio di Torino.

Centro studi Piero Gobetti

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