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Centro studi Piero Gobetti -News

Dagli amici del Centro Gobetti

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Bianca Guidetti Serra (Torino 19 agosto 1919 - 24 giugno 2014)

Il 24 giugno, in mattinata, Bianca ha smesso di vivere, all’età di quasi novantacinque anni (li avrebbe compiuti il prossimo agosto). Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute non le consentivano più di frequentare la sede del Centro studi e di intervenire alle riunioni, come aveva fatto per tanti anni, ma non è esagerato, né retorico, dire che Bianca rappresentava un pezzo di storia del nostro istituto. Era stata amica di Ada e di Paolo, che aveva conosciuto durante la Resistenza, e di tutti coloro che fondarono il Centro studi nel 1961. È stata per moltissimi anni nel Consiglio Direttivo (dal 2012 come consigliere onorario) e per un decennio ne è stata anche Presidente. Aveva accettato di subentrare in questa carica a Norberto Bobbio, nella seconda metà degli anni novanta: una responsabilità che avrebbe spaventato chiunque, ma non lei: disse che accettava per spirito di servizio e anche – scherzandoci un po’ su – perché ormai disponeva di tempo libero, avendo cessato l’attività professionale.

Per il Centro fu una presidente straordinaria, che abituò subito i collaboratori alla sua presenza in via Fabro, non solo in occasione delle riunioni o per consultarsi con Carla Gobetti (che allora era la Direttrice), ma anche per una visita improvvisata, per chiedere a tutti come andavano le cose, quali problemi urgenti ci fossero, cosa ci fosse da fare, sempre disponibile a dare il proprio contributo in prima persona, pronta anche a muovere critiche e a dire cosa non la convinceva del tutto, con un atteggiamento sempre aperto al dialogo, ma anche – se necessario – con molta fermezza sulle proprie posizioni. Quando nel 2001 furono promosse le celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita di Piero Gobetti, ad esempio, volle seguire da vicino tanto l’iter burocratico per la costituzione del Comitato Nazionale (andò anche a Roma, per l’insediamento presso il ministero), quanto i programmi delle varie iniziative: con un atteggiamento di grande semplicità e di grande modestia, ma anche di estrema attenzione ai contenuti, di curiosità sugli orientamenti culturali prevalenti, di interesse per i lavori in corso.

Sulla figura di Bianca in questi giorni sono state scritte e dette tante cose importanti: sul suo ruolo nella vita pubblica, sulle sue doti intellettuali e di azione, sulle tante esperienze che l’hanno vista protagonista per oltre settant’anni delle lotte per una società più libera, più giusta e più solidale. A noi piace ricordarla anche per come l’abbiamo conosciuta e frequentata qui in via Fabro 6, discutendo di cultura o festeggiando con un bicchiere di vino e una fetta di torta: una grande donna, alla quale abbiamo voluto bene e che ci mancherà molto. Ciao, Bianca.  

   

Saluto a Alberto Cabella, gobettiano, liberale, libertario

(Torre Pellice, 6 giugno 2014) 

di Pietro Polito
Direttore del Centro studi Piero Gobetti di Torino

A nome del Presidente Carla Gobetti, del vice presidente Marco Revelli, del Consiglio direttivo, degli amici del Centro studi Piero Gobetti, desidero salutare l’amico Alberto Cabella. Di lui ci rimangono come un dono prezioso la sua pacata intransigenza, la sua discrezione accogliente, l’eleganza misurata nei modi, nei pensieri, nelle azioni, l’amore appassionato per la cultura, la ricerca generosa di nuove vie per la pace, il culto della libertà. 

Non è un caso che la sua biografa di Piero Gobetti s’intitoli Elogio della libertà. L’elogio della libertà, e ancor più la sua pratica, è stato il valore supremo a cui, nella scia dell’esempio del prodigioso giovane, Alberto ha improntato la sua vita.

Tra le tante interpretazioni che sono state date di Gobetti, quella suggerita da Alberto nel suo Elogio della libertà mi sembra la più plausibile e condivisibile: Gobetti liberale libertario.

Come Gobetti, Alberto è stato un liberale libertario, muovendosi con spirito critico in quella tradizione di pensiero che tra liberalismo e socialismo parte da Gobetti per giungere fino a Bobbio.

Il liberale libertario pone l’accento più sul problema della libertà che su quello dell’eguaglianza. Alberto conosceva perfettamente l’insegnamento di Gobetti: “l’uguaglianza sociale è l’ideale di tutte le preparazioni e di tutti i sogni ribelli, è l’espressione più tragicamente commossa dell’uomo di tutti i tempi, ma esaurisce la sua forza nel creare l’impulso rivoluzionario”. Al contrario, “la libertà è il fine eterno cercato da tutte le rivoluzioni che vengono dal basso”.

            Ai miei occhi Alberto è sempre apparso come uno dei rappresentanti più significativi di un liberalismo moderno che concepisca (sono parole sue) “la libertà come pratica di liberazione da tutte le catene perché senza fermenti libertari le società si anchilosano, invecchiano e si degradano”.  

            Grazie Alberto per averci mostrato concretamente che “passione libertaria” significa non aderire a ideologie dogmatiche, rifiutando qualunque approdo definitivo nella storia.

   

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