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Ottobre 1968 |
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Messico |
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Alcuni atleti afroamericani mettono in atto una clamorosa protesta, durante le premiazioni, alzando il pugno chiuso in un guanto nero, o indossando il basco nero, simbolo degli attivisti del Black Power. Per questo saranno espulsi dalla squadra olimpica USA. |
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dal sito http://newsimg.bbc.co.uk |
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dal sito http://holayadios.files.wordpress.com |
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| dal sito http://files.splinder.com |
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Stati Uniti |
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I disordini raziali toccano Washington, Chicago e Philadelphia. A Berkeley ancora proteste e scontri con la polizia. |
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Giappone |
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Grandi manifestazioni per il Vietnam si tengono in numerose città. Il giorno 22 oltre mezzo milione di persone sfilano a Tokyo; gruppi di studenti occupano la stazione e si scontrano militarmente con la polizia per diverse ore. |
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Brasile |
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Violenti scontri fra studenti e polizia. Il giorno 14 la polizia sorprende un congresso clandestino del movimento e arresta più di mille persone. |
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dal sito:
http://musibrasil.net
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Perù |
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Manifestazioni e incidenti a Lima |
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Gran Bretagna |
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Occupazioni alla London School of Economics alle università di Birmingham e Manchester. Il giorno 27 a Londra si tiene una grande marcia per la pace in Vietnam. |
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| dal sito: http://www.rodwilliamsphotography.co.uk |
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Ulster |
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A Londonderry una manifestazione promossa dalla Civil Rights Association viene attaccata dalla polizia; gli scontri, che vedono protagonisti molti giovani cattolici, durano tre giorni e segnano la ripresa delle violenze nell'Irlanda del Nord. |
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dal sito: http://libcom.org |
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| le parole in neretto sono definite nel glossario | ||||
| I libri del mese | ||||
Giuseppe Carlo Marino, Biografia del Sessantotto. Utopie, conquiste, sbandamenti, prefazione di Nicola Tranfaglia, Milano, Bompiani, 2004, pp. XV-512 |
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È un’opera rigorosamente storiografica, impostata su approfondite ricerche d’archivio (in particolare sulle carte di polizia conservate all’Archivio centrale dello Stato), ma al tempo stesso di taglio divulgativo, pensata anche per un pubblico di lettori non specialistici e quindi attenta alla ricostruzione puntuale dei fatti e alla spiegazione dei contesti in cui essi si svolsero. L’oggetto della ricerca è il Sessantotto italiano (inteso non come anno specifico, ma come fenomeno storico-politico) e la tesi dell’autore (professore all’università di Palermo) è molto netta, per certi versi decisamente controcorrente rispetto alle interpretazioni più ricorrenti su questi temi. Convinto che la chiave di lettura generazionale, di per sé, non sia sufficiente a spiegare il carattere dirompente di quei movimenti (giacché «fenomeni del genere si erano avuti anche in passato», seppure in forme meno vistose e massificate), Marino sembra respingere anche l’idea che il Sessantotto sia stato in ultima analisi un fattore di modernizzazione e di svecchiamento della società. Quelle esperienze, anzi, gli appaiono piuttosto in una luce cupa e disperata; ciò che gli interessa capire è perché esse abbiano fallito tutti i loro obiettivi dichiarati, non perché ne abbiano eventualmente conseguiti altri; perché quelle culture “rivoluzionarie” siano evaporate con tanta rapidità nei decenni seguenti e perché la maggior parte dei “sessantottini” abbia finito per essere riassorbita senza grossi problemi nella società che diceva di voler abbattere. |
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