I primi movimenti studenteschi di protesta si erano formati all'inizio degli anni Sessanta in alcuni campus universitari degli Stati Uniti. Tra l'11 e il 15 giugno 1962, a Port Huron, nel Michigan, una sessantina di giovani aveva costituito l'organizzazione Students for a Democratic Society e aveva approvato un lungo documento programmatico, diventato famoso come Manifesto di Port Huron . Nel 1964 all'università di Berkeley, in California, si era costituito il Free Speech Movement , che rivendicava il diritto a svolgere attività politiche all'interno delle strutture universitarie; nel settembre dello stesso anno, in seguito all'arresto di uno studente, l'università era stata occupata.
Cresciuto in stretto collegamento con le proteste contro la guerra in Vietnam e con i movimenti per i diritti civili dei neri (già attivi da alcuni anni), il movimento si era poi diffuso in tutti gli Stati Uniti.
Nell'Europa occidentale il fenomeno studentesco aveva iniziato a prendere forma nel 1966. Nel mese di giugno all'università di Berlino, nella Germania Federale, si era svolto il primo sit-in di protesta. In Francia un gruppo denominato Internazionale Situazionista aveva pubblicato un lungo documento, intitolato De la misère en milieu étudiant . In Italia, il 27 aprile, si erano verificati gravi incidenti all'università di Roma, provocati da gruppi di neofascisti, nel corso dei quali era stato ucciso un giovane socialista, Paolo Rossi; nei giorni seguenti una parte dei docenti, degli assistenti e degli studenti aveva promosso l'occupazione dell'ateneo, per protestare contro il rettore, accusato di essere troppo accondiscendente con i neofascisti. Il 3 maggio la polizia era intervenuta sgomberando gli occupanti.
Il 2 giugno 1967, a Berlino, nel corso di una manifestazione di protesta contro la visita ufficiale dello Scià di Persia, erano avvenuti gravi scontri fra gli studenti e la polizia, che era intervenuta con estrema durezza e aveva ucciso uno studente universitario, Benno Ohnesorg.
In Italia, infine, dal novembre del 1967 le occupazioni delle sedi universitarie e i blocchi delle attività didattiche – spesso seguiti dall'intervento repressivo della polizia – avevano iniziato a moltiplicarsi un po' in tutto il paese, dall'Università Statale di Milano a Palazzo Campana (sede delle facoltà umanistiche) a Torino, alla facoltà di Sociologia di Trento.