Quarant'anni fa il Sessantotto - Glossario
Abernathy, Ralph David  

(Linden, Alabama, 11 marzo 1926 – Atlanta, 17 aprile 1990). Pastore della Chiesa battista e dirigente del movimento per i diritti civili, meglio noto come “reverendo” Abernathy. Dopo aver prestato servizio militare durante la Seconda guerra mondiale, studiò all'Università statale dell'Alabama e iniziò il proprio impegno nel movimento per i diritti civili nei primi anni Cinquanta, come pastore della Chiesa battista di Montgomery. Qui entrò in contatto con Martin Luther King e ne divenne il principale collaboratore, vivendo accanto a lui tutte le principali battaglie contro la segregazione dei neri e ricoprendo la carica di segretario-tesoriere della Southern Christian Leadership Conference.
Dopo l'assassinio di Marthin Luther King a Memphis, ne rilevò la carica di presidente dell'organizzazione e si impegnò per la realizzazione della cosiddetta “marcia dei poveri” verso Washington, promuovendo l'insediamento dei manifestanti noto con il nome di Resurrection City. Nel corso dei disordini provocati dall'intervento della polizia venne arrestato e rimase in carcere per circa tre settimane.
Fortemente contestato da una parte dei suoi collaboratori, tra i quali il reverendo Jesse Jackson (con il quale più tardi ruppe clamorosamente i rapporti), vide scemare progressivamente la propria influenza sul movimento. L'ultima sua iniziativa ad avere una certa risonanza fu la protesta, nel giugno del 1969, contro il lancio della navicella spaziale Apollo 11, organizzata alla base di Cape Canaveral con alcune centinaia di manifestanti per denunciare lo spreco di denaro pubblico e la mancata soluzione del problema della povertà. L'iniziativa, progettata in origine con lo stesso Martin Luther King, ebbe tuttavia scarsa eco e sancì di fatto il tramonto della sua leadership.
Passato progressivamente su posizioni sempre più conservatrici, nel 1980 appoggiò la candidatura presidenziale di Ronald Reagan (dichiarandosi però molto insoddisfatto, in seguito, della politica adottata dall'amministrazione repubblicana) e nello stesso anno prese parte alla fondazione della American Freedom Coalition, un'organizzazione rivolta alla lotta contro l'aborto, la pornografia e il comunismo, e favorevole all'imposizione di certi standand morali e religiosi nella vita delle istituzioni pubbliche. Malgrado le forti polemiche, che circondarono la vita dell'associazione per le sue posizioni di estrema destra e per i legami con la setta religiosa del coreano Sun Myung Moon, Abernathy mantenne la carica di vice-presidente della AFC sino alla morte.

Accordi di rue de Grenelle
 

Nome convenzionale dato al protocollo d'intesa concordato il 27 maggio 1968 a Parigi, nella sede del ministero del lavoro (in rue de Grenelle, appunto), fra i rappresentanti del Conseil National du Patronat Français (l'organizzazione degli imprenditori) e quelli delle centrali sindacali dei lavoratori. Gli incontri erano iniziati il giorno 25, su proposta del primo ministro, Georges Pompidou, in un clima di grave incertezza politica e di paralisi pressochè totale del paese. Gli accordi, raggiunti al termine di una difficile trattativa (e grazie ancora alla mediazione di Pompidou e dei suoi consiglieri), prevedevano un forte aumento del salario minimo orario (il cosiddetto SMIG, introdotto in Francia nel 1950), un aumento del 10% delle retribuzioni, il pagamento al 50% delle ore di lavoro perse per lo sciopero, un'ora in meno di lavoro alla settimana (a parità di salario) e la diminuzione dei contributi per la sicurezza sociale. Malgrado l'entità di questi miglioramenti, l'accoglienza da parte delle assemblee dei lavoratori fu in genere negativa; destò particolare scalpore, in questo senso, la contestazione che avvenne alle officine Rénault nei confronti di Georges Séguy, dirigente della Cgt (Confédèration générale du travail, il sindacato legato al Partito comunista). Cionondimeno le organizzazioni sindacali francesi non ritennero di dover rinnegare l'intesa raggiunta con il padronato e nei giorni seguenti considerarono concluso lo sciopero generale. Nel corso dell'estate vennero poi stipulati (e accettati dai lavoratori) diversi accordi aziendali e di categoria sulla falsariga dei contenuti del protocollo di rue de Grenelle.

America Haus
 
Istituto di cultura degli Stati Uniti, presente in diverse città della Repubblica Federale Tedesca.

Biennale di Venezia  

Manifestazione dedicata all'arte contemporanea internazionale, le cui origini risalgono alla fine dell'Ottocento. L'edizione del 1968 (la trentacinquesima) fu oggetto della contestazione degli studenti dell'Accademia di Belle Arti, che in un loro documento definirono la Biennale «strumento di mistificazione della produzione artistica e di organizzazione e controllo di una cultura riservata alla classe dominante». In solidarietà con gli studenti, artisti di vari paesi disertarono la manifestazione d'inaugurazione e molti di loro scelsero di ritirare le proprie opere, oppure di coprirle o di girarle in segno di protesta.

Black Panther Party o Black Panthers
 
Pantere nere. Partito rivoluzionario statunitense fondato nel 1966 a Oakland da Huey Newton e Bobby Seale. Adottò un'ideologia di ispirazione marxista auspicando la rivolta armata dei neri contro "l'America bianca sfruttatrice" per ottenere la liberazione dei detenuti di colore e un risarcimento per gli anni di sfruttamento. Negli anni settanta, perso l'appoggio di numerosi leader neri, il movimento abbandonò l'ideologia violenta.

Black Power  
Potere nero. Movimento ideologico degli afroamericani che enfatizza l'orgoglio razziale e l'uguaglianza sociale; prese nome dell'omonimo romanzo di Richard Wright (1954) ed ebbe particolare seguito tra il 1968 e il 1970. Ebbe risonanza internazionale quando il vincitore della corsa dei 200 metri piani alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, Tommie Smith, e il terzo classificato, John Carlos, entrambi statunitensi neri, salirono sul podio alzando il pugno guantato di nero secondo il saluto in uso nel movimento.

Cleaver, Eldridge
 

(Wabbaseka, Arkansas, 31 agosto 1935 – Pomona, California, 1 maggio 1998) Membro di spicco del Black Panther Party, nel quale ricoprì la carica di Ministro dell'Informazione. Figura molto controversa, con un passato segnato da episodi di violenza sulle donne e da un lungo periodo di carcere, nel 1968 diede alle stampe una raccolta di scritti composti durante la detenzione, dal titolo Soul on Ice ( Anima in ghiaccio , nell'edizione italiana del 1969), e nello stesso anno si candidò alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito della Pace e della Libertà. Sempre nel '68, fu accusato di tentato omicidio per uno scontro a fuoco tra un gruppo di militanti del BPP di Oakland e la polizia. Rifugiatosi in Algeria (dove dichiarava di ricevere un regolare stipendio dalla Repubblica democratica del Vietnam), fu raggiunto da altri membri del partito con un passato di criminalità comune e creò non pochi problemi al governo algerino, finché fu costretto a riparare in clandestinità in Francia. Convertitosi al cristianesimo, fece ritorno negli Stati Uniti nel 1975, frequentò diverse confessioni minori e ricevette infine il battesimo presso la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, di cui rimase membro fino alla morte. Nel 1978 pubblicò un nuovo libro, Soul on Fire , raccontando del periodo trascorso all'estero e della conversione religiosa. Negli anni Ottanta si schierò con l'ala conservatrice del Partito Repubblicano, sostenne le candidature di Ronald Reagan e tentò invano di ottenere una candidatura al Senato. Negli ultimi anni della sua vita, in cui ebbe nuovamente un po' di notorietà grazie a una trasmissione radiofonica di successo, divenne tossicodipendente da cocaina.

Cohn-Bendit, Daniel
 
(Montauban, Francia, 4 aprile 1945) Uomo politico tedesco, è stato tra i leader delle proteste studentesche del '68 francese. In quel periodo è stato soprannominato Dany le Rouge (in Francese, Dany il Rosso ) sia per le sue idee politiche, che per il colore dei capelli. Dal 2004 è co-presidente del gruppo parlamentare Verdi Europei - Alleanza Libera Europea al Parlamento Europeo.

Comitati unitari di base
Organismi costituiti in alcune fabbriche, soprattutto dell'area milanese, su una linea di contestazione delle organizzazioni sindacali e dei partiti di sinistra.

Comités d'action  
Organismi di base costituiti nelle università, nelle scuole e in molte fabbriche francesi, considerati la forma più caratteristica di organizzazione del movimento. Promossi e sostenuti dalle varie formazioni politiche dell'estrema sinistra (ma sorti in alcuni casi spontaneamente, oppure con l'appoggio di componenti di minoranza dei sindacati), perlopiù si dissolsero nel corso dell'estate.

Commonwealth Immigration Act

 

Atto legislativo del Regno Unito, adottato proprio nel 1968, che emendava in senso ulteriormente restrittivo il precedente Commonwealth Immigrants Act del 1962, con il quale erano state fissate norme severe per l'immigrazione dai paesi appartenenti al Commonwealth, come l'India, il Pakistan e le isole caraibiche.

Convenzione democratica  
Nel sistema politico statunitense la “convention” è il momento in cui i partiti decidono ufficialmente le candidature elettorali alla presidenza. La Convention democratica del 1968, che si svolse a Chicago alla fine di agosto, in vista delle elezioni presidenziali dell'autunno, fu teatro di duri scontri tra la polizia e i manifestanti del movimento studentesco e di vari gruppi politici radicals , che intendevano protestare contro la nomination di Hubert Humphrey, vice-presidente dell'amministrazione Johnson e fautore del proseguimento della guerra in Vietnam.

de Gaulle, Charles  

(Lille, 22 novembre 1890 – Colombey-les-Deux-Églises, 9 novembre 1970). Militare, uomo politico e capo di Stato francese. Cresciuto in un ambiente cattolico e nazionalista, si arruolò giovanissimo nell'esercito, prese parte alla Grande Guerra e scontò oltre due anni di prigionia militare in Baviera. Promosso generale poco dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, entrò a far parte dell'ultimo governo della Terza Repubblica in qualità di Sottosegretario alla difesa nazionale. Contrario all'armistizio con la Germania, rifiutò di aderire al governo del maresciallo Pétain e il 15 giugno 1940 lasciò la Francia, rifugiandosi in Gran Bretagna (per questa ragione venne condannato a morte in contumacia).
Ottenuto dagli Alleati il riconoscimento di rappresentante della Francia libera in esilio, iniziò le operazioni militari nel maggio del 1943, dopo essere sbarcato in Nord Africa alla testa di truppe francesi. Nell'estate del 1944, al momento della Liberazione, divenne capo del governo provvisorio e più tardi, dal 2 novembre 1945 al 20 gennaio 1946, ricoprì la carica di presidente del Consiglio. Favorevole a un impianto politico-istituzionale di tipo presidenziale, entrò ben presto in contrasto con i partiti antifascisti di massa (comunisti, socialisti, cattolici) sull'impostazione della Quarta Repubblica e nel 1947 fondò un proprio partito, il Rassemblement du Peuple Français, i cui scarsi successi elettorali, tuttavia, lo indussero nel 1953 a ritirarsi a vita privata.
Nel maggio-giugno del 1958, a fronte della gravissima crisi politica che stava travolgendo la Quarta Repubblica (e che aveva origine innanzi tutto dai problemi legati alla de-colonizzazione), venne richiamato alla guida del governo e gli furono concessi ampi poteri in materia di revisione costituzionale, in forza dei quali elaborò una nuova Costituzione, approvata con un referendum popolare nel settembre dello stesso anno. Vinte anche le elezioni politiche generali nel mese di novembre, a dicembre otteneva la Presidenza della Repubblica, sancendo così la nascita della Quinta Repubblica.
Negli anni immediatamente successivi riuscì a risolvere con grande abilità la delicatissima situazione creatasi in Algeria, avviando trattative con il Fronte di Liberazione Nazionale per il riconoscimento dell'indipendenza (che fu raggiunta nel 1962) e fronteggiando al tempo stesso con estrema fermezza tanto la reazione dei coloni francesi e delle truppe coloniali (in seno alle quali si era costituita l'OAS, Organisation de l'Armée Sécréte , responsabile di numerosi episodi terroristici), quanto l'attività clandestina degli algerini, a loro volta responsabili di gravissimi attentati anche in Francia. Nello stesso 1962, completando la propria opera di revisione istituzionale, propose una modifica alla Costituzione per consentire l'elezione diretta del presidente della Repubblica e riuscì a superare le resistenze del parlamento con un'operazione al limite della legalità, facendo ricorso ancora una volta a un referendum popolare (vinto a larga maggioranza).
Rieletto alla presidenza nel 1965, diede alla politica estera francese un indirizzo indipendente dagli Stati Uniti, criticando la guerra in Vietnam, ritirando l'adesione alla Nato e avviando un piano di armamenti nucleari. Di fronte alla crisi del maggio 1968 ebbe un atteggiamento all'apparenza contraddittorio, lasciando circolare nella stampa le voci più disparate, da quelle che lo volevano in procinto di dimettersi, a quelle di un appello ai militari per il ristabilimento dell'ordine. Allontanatosi dal paese nei giorni più caldi delle proteste, al rientro a Parigi decise di sciogliere l'Assemblea nazionale e di indire nuove elezioni politiche generale, con le quali ottenne un larghissimo successo. L'anno seguente, tuttavia, intuendo i profondi cambiamenti che il '68 aveva prodotto nella vita politica nazionale, rassegnò clamorosamente le dimissioni e abbandonò definitivamente ogni attività pubblica.

Dubcek Alexander (1)  

(Uhrovec, 27 novembre 1921 – Praga, 7 novembre 1992), uomo politico cecoslovacco. Originario della Slovacchia, passò gran parte dell'infanzia e l'adolescenza in Unione Sovietica, con la famiglia. Rientrato in patria nel 1939, lavorò come operaio e aderì al movimento comunista clandestino, prendendo parte alla resistenza contro il nazismo. Nel 1951 fu eletto deputato e nel 1963 divenne segretario del Partito comunista slovacco, che con i partiti della Boemia e della Moravia formava il Partito comunista cecoslovacco. Fautore di un rinnovamento dall'interno della società socialista, in senso democratico, e di una maggiore autonomia dall'Unione Sovietica, entrò ben presto in contrasto con le componenti conservatrici e filosovietiche del partito, e divenne il principale punto di riferimento dei riformatori, i cui obiettivi di fondo consistevano per un verso nella sostanziale separazione tra partito e istituzioni dello Stato, e per l'altro in una riforma dell'economia basata sui principi dell'autogestione e su una parziale apertura al mercato.
Divenute sempre più acute le tensioni all'interno del partito, il 5 gennaio 1968 fu nominato segretario generale, in sostituzione del conservatore Antonìn Novotny, avviando il cosiddetto “nuovo corso” e mostrando di accettare lo sviluppo di nuovi movimenti sociali. Tra i mesi di marzo e di maggio avvennero, in rapida sequenza, la rimozione di Novotny anche dalla presidenza della Repubblica (assunta dal generale Ludwik Svoboda), la riabilitazione delle vecchie vittime dello stalinismo, l'adozione ufficiale da parte del partito del “Programma d'azione” dei riformatori e infine la formazione di un nuovo governo, orientato alla realizzazione del “nuovo corso”.
Di fronte a queste scelte del partito cecoslovacco e alla crescita dei nuovi movimenti nella società, i gruppi dirigenti dell'Unione Sovietica e dei principali paesi aderenti al Patto di Varsavia non tardarono tuttavia a manifestare la propria irritazione e ad avanzare severe critiche all'azione di Dubcek, facendosi forza tra l'altro del favore di alcuni settori dell'esercito ceco. Particolarmente significativo, in questo senso, fu l'annuncio – dato già alla fine di maggio – che sul territorio nazionale si sarebbero presto svolte delle manovre militari del Patto di Varsavia (quasi contemporaneamente fu convocato per il mese di settembre un congresso straordinario del partito).

Dubcek Alexander (2)  

Dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, divenne uno dei principali obiettivi della “normalizzazione” imposta dai sovietici. Privato progressivamente di ogni incarico, nel 1970 venne espulso dal partito comunista (con lui furono allontanate circa 500.000 persone), quindi si trasferì a Bratislava e trovò impiego come fabbro nelle officine forestali. Negli anni seguenti, pur tentando di far sentire la propria voce attraverso lettere ai giornali , rimase sostanzialmente isolato. Tornò ad avere un ruolo pubblico solo dopo l'elezione di Michail Gorbacev alla segreteria del Partito comunista dell'Unione Sovietica, nel 1985. Nel 1988 indirizzò a «l'Unità», quotidiano del Partito comunista italiano, una storica lettera nella quale chiedeva gli fosse restituito l'onore politico. L'anno seguente fu tra i protagonisti del crollo del regime comunista cecoslovacco e si parlò di lui per la presidenza della Repubblica, poi andata invece allo scrittore Vaclav Havel. Divenne invece presidente del parlamento federale e nel periodo successivo si oppose – anche come dirigente del neonato Partito socialdemocratico – sia alla legge sulle “epurazioni” indiscriminate, sia ai progetti di divisione della federazione cecoslovacca che portarono nel 1993 alla formazione di due Stati distinti: la Repubblica Ceca e la Slovacchia.
Attivamente impegnato a contrastare le tendenze neoliberiste (da un lato) e nazionaliste (dall'altro), morì in seguito a un incidente d'auto.

Dutschke, Alfred Willi Rudi
 

(Schönefeld bei Luckenwalde, 7 marzo 1940 – Aarhus, Danimarca, 24 dicembre 1979). Leader della SDS e del movimento studentesco. Originario della Germania Orientale, aveva iniziato il proprio impegno politico nella Chiesa Evangelica. Per il suo rifiuto di prestare il servizio militare gli era stato negato l'accesso all'università. Riparato a Berlino Ovest, si era iscritto alla facoltà di sociologia e aveva aderito a un piccolo gruppo politico (Sovversive Aktion), che nel 1965 era confluito nella SDS. Negli anni Settanta contribuì a fondare il movimento dei Verdi.

FLN

 
Fronte nazionale di liberazione del Vietnam, 1960-1976. Organizzazione politica unitaria, creata nel Vietnam del sud nel dicembre del 1960 per dirigere la lotta armata al regime di Ngo Dinh Diem . Promossa dai comunisti, era composta anche da religiosi e intellettuali. Diresse la guerriglia contro le forze sudvietnamite e statunitensi. Dopo la vittoria del 1975 ( guerra del Vietnam ), venne assorbita dal Fronte patriottico (1976).

Hippies  

Termine con il quale venivano indicati gli appertenenti alle comunità giovanili, che si erano formate negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni Sessanta. Il fenomeno aveva avuto inizio in California, soprattutto a San Francisco, dai tentativi di alcuni gruppi (in genere giovani bianchi delle classi medie) di praticare uno stile di vita alternativo a quella della società adulta e basato sul rifiuto del denaro e della proprietà privata, sulla libertà sessuale e sull'uso di droghe, in qualche caso sul ritorno alla natura e su elementi di spiritualità orientale. Tuttavia, dopo la cosiddetta “summer of love” del 1967 (una sorta di happening collettivo, a San Francisco, al quale parteciparono più di 100.000 persone), gli stessi promotori presero atto del rischio che il tutto si trasformasse in nient'altro che una moda, e dichiararono ufficialmente chiusa l'esperienza. Nel periodo successivo, a partire dal 1968, una parte degli hippies aderì a gruppi militanti radicali, ma da allora il termine è rimasto in uso per indicare, genericamente, un certo tipo di cultura giovanile di massa.

Johnson Lyndon Baines  

(Stonewall, Texas, 27 agosto 1908 – Johnson City, Texas, 22 gennaio 1973). Uomo politico statunitense. Appartenente al Partito democratico, nel 1960 divenne Vice-presidente dell'amministrazione guidata da John F. Kennedy, al quale subentrò nella carica di Presidente dopo l'attentato mortale di Dallas del 22 novembre 1963. L'anno seguente vinse le elezioni presidenziali e divenne il trentaseiesimo Presidente degli Stati Uniti d'America.
La sua fama è legata soprattutto alla scelta di aumentare progressivamente l'impegno militare statunitense in Vietnam (la cosiddetta escalation ), che ne fece il bersaglio preferito delle proteste contro la guerra e ne compromise di fatto la carriera ai massimi livelli politici. Meno noti sono invece l'impegno della sua amministrazione nel campo dei diritti civili dei neri (per il quale ebbe anche l'appoggio di Martin Luther King) e il suo progetto di lotta alla povertà, considerato il più significativo dai tempi del New Deal.

King, Martin Luther jr
 
(Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968). Pastore protestante e leader del movimento per i diritti civili dei neri americani. Fautore di una strategia nonviolenta, impostata sulla pratica della disobbedienza civile, nel 1964 era stato insignito del Premio Nobel per la pace. Oggetto di durissimi attacchi da parte dell’opinione pubblica conservatrice e razzista, e accusato dal Fbi di avere stretti contatti con il Partito Comunista Americano, venne ucciso a colpi di arma da fuoco poco prima di una marcia di protesta, mentre era in compagnia della moglie Coretta Scott (1926-2006). Non venne mai chiarito se l’assassinio fosse stato solo il gesto individuale di un fanatico (il reo confesso James Earl Ray) o il frutto di un piano più complesso, maturato negli ambienti segregazionisti più oltranzisti.

Krivine Alain  

(Parigi, 10 luglio 1941), politico francese. A causa delle origini ebraiche, visse la primissima infanzia in campagna, nascosto dalla famiglia presso alcuni parenti. Aderì giovanissimo, nel 1956, alle organizzazioni giovanili del Partito comunista francese e nel 1958 fu eletto nella direzione dell'Union des étudiants communistes. Negli anni seguenti si impegnò in attività di sostegno al Fronte di liberazione nazionale dell'Algeria. Poco dopo aderì clandestinamente alla IV Internazionale (la struttura di coordinamento dei partiti e dei gruppi di orientamento trockijsta) e nel gennaio del 1966 venne espulso dal PCF per aver preso duramente posizione contro lo stalinismo. Pochi mesi dopo diede vita alla Jeunesse communiste révolutionnaire. Nel frattempo, compiuti gli studi alla facoltà di Lettere, aveva preso a insegnare storia in un liceo, e tra il 1966 e il 1968 lavorò come segretario di redazione presso la casa editrice Hachette.
Dopo lo scioglimento della JCR nel giugno del 1968 e l'arresto subito nel mese seguente, lavorò alla riorganizzazione del movimento trockijsta, contribuendo alla nascita nel 1969 della Ligue communiste (che a sua volta venne sciolta dal governo nel 1973 e ricostituita poco dopo con il nome di Ligue communiste révolutionaire). Nello stesso anno fu candidato alle elezioni per la presidenza della Repubblica. Nel 1970 iniziò a lavorare per il giornale parigino «Rouge». Considerato la figura più rappresentativa della Quarta Internazionale in Francia, tra il 1999 e il 2004 è stato deputato europeo.

Manifesto delle 2000 parole  
Titolo di un documento pubblicato dalla stampa cecoslovacca, redatto da Ludvik Vaculik e poi sottoscritto da numerosissimi esponenti della cultura, dell'arte e dello sport. In esso si auspicava l'accelerazione dei processi di rinnovamento e di democratizzazione, avviati nella “primavera di Praga”. Il documento suscitò reazioni contrastanti, favorevoli in alcuni settori dell'opinione pubblica e dei movimenti intellettuali, ma molto critiche da parte delle organizzazioni ufficiali del partito e del governo, che – seppure impegnate in senso riformatore – lo giudicarono «politicamente irresponsabile».

Marcia dei poveri
(propriamente Poor People's Campaign )

 

Progetto di iniziativa popolare, ideata nel 1968 da Martin Luther King e da altri esponenti pacifisti del movimento per i diritti civili dei neri americani, sulla scorta di esperienze precedenti che avevano avuto un notevole successo sul piano politico (in particolare la marcia da Selma a Montgomery, in Alabama, del marzo 1965). Si trattava di organizzare una massa di persone, neri e bianchi insieme, che si muovesse attraverso più Stati con ogni mezzo disponibile per raggiungere la capitale Washington e presentare al governo una serie di richieste volte a combattere la povertà e le diseguaglianze sociali, senza distinzioni di razza. Il progetto, che rispondeva anche all'esigenza di contrastare i gruppi più radicali del movimento attraverso una strategia di tipo nonviolento, fu poi realizzato sotto la guida del successore di King alla direzione della Southern Christian Leadership Conference, il reverendo Ralph Abernathy, con esiti per la verità alquanto diversi da quelli sperati (cfr. alla voce Resurrection City). Cionondimeno alla “marcia dei poveri” viene oggi riconosciuto il merito di aver contribuito a dare un più marcato contenuto sociale al movimento per i diritti civili.

Movimento 22 marzo
Gruppo politico studentesco formatosi nella sede universitaria parigina di Nanterre, di orientamento anarchico e libertario. Il nome traeva origine dalla data in cui, nottetempo, gli studenti avevano invaso gli uffici amministrativi dell'università rivendicando il diritto di tenere riunioni politiche nella facoltà.

Newton Huey  

(Monroe, Louisiana, 17 febbraio 1942 – Oakland, 22 agosto 1989), attivista e dirigente del Black Panther Party. Figlio di un ministro della Chiesa Battista, si trasferì con la famiglia a Oakland all'età di tre anni. Da ragazzo ebbe grosse difficoltà scolastiche e in pratica fu un autodidatta. Iscritto al City College, si orientò verso un marxismo di matrice terzomondista e aderì alla Afro-American Association. Nel 1966 prese parte alla fondazione del BPP insieme all'amico Bobby Seale. Nell'organizzazione assunse la carica di Ministro della Difesa e teorizzò il diritto dei neri di portare armi da fuoco per difendersi dalla prepotenza e dagli abusi della polizia. Ebbe inoltre un ruolo importante nell'elaborare programmi di assistenza per i bambini dei quartieri poveri.
Accusato di aver ucciso un poliziotto durante un conflitto a fuoco, il 28 ottobre 1967, nel corso del quale rimase anch'egli seriamente ferito, fu protagonista di una vicenda processuale che suscitò grande clamore e diede vita a numerose manifestazioni di protesta in suo favore. Condannato in un primo momento a una pena variabile dai 2 ai 15 anni di prigione, nel 1970 beneficiò di una sentenza della Corte d'Appello della California, che ordinava un nuovo processo, e poco più tardi dell'archiviazione del caso. Durante il periodo della sua detenzione, il Black Panther Party iniziò a perdere larga parte della sua influenza nelle comunità afroamericane, a causa tanto della dura repressione da parte del Federal Bureau of Investigation, quanto dei fenomeni di disgregazione sociale dovuti soprattutto all'uso delle droghe pesanti. A proposito di quest'ultimo fenomeno vi furono polemiche durissime all'interno delle stesse Pantere Nere, convinte che la diffusione degli stupefacenti fosse il frutto di un'operazione studiata a tavolino dal FBI e supportata da una parte dell'organizzazione. Pesanti accuse furono rivolte anche a Newton, la cui scarcerazione – secondo alcuni – era dovuta proprio a un accordo in questo senso con il FBI. I sospetti però non furono mai provati ed è probabile che si trattasse, in realtà, di un'abile manovra dell'agenzia federale per dividere e mettere gli uni contro gli altri i dirigenti del BPP (come in effetti avvenne tra Newton e Bobby Seale).
Nel 1974 gli vennero nuovamente mosse pesantissime accuse penali, tra cui l'omicidio di una prostituta di 17 anni, e decise quindi di fuggire a Cuba. Nel 1977 fece ritorno negli Stati Uniti e affrontò il processo, uscendone prosciolto. Alcuni anni più tardi, tuttavia, fu coinvolto in una nuova vicenda giudiziaria, per la presunta appropriazione di fondi federali destinati ai programmi di assistenza sociale: fondi che Newton avrebbe usato per acquistare droga, di cui faceva uso personale. Condannato nel 1989, lo stesso anno venne ucciso a colpi di pistola da uno spacciatore di droga.

Notstandgesetze
(Leggi d'emergenza)
 
Modifica legislativa alla costituzione della Repubblica Federale Tedesca (la Legge fondamentale, Grundgesetz), approvata nel 1968 dal parlamento per dare modo allo Stato di gestire eventuali situazioni di emergenza nazionale (aggressioni militari esterne, catastrofi naturali, eventi imprevedibili anche legati a conflitti interni di carattere sociale e politico). Si trattava di una richiesta avanzata dagli Alleati fin dal termine della seconda guerra mondiale, al fine di garantire la sicurezza delle proprie truppe stanziate sul territorio della Germania occidentale, ma che i contrasti tra le forze politiche avevano sino ad allora impedito di soddisfare. Garantita dall'ampia maggioranza parlamentare, che si era costituita nel 1966 con la Grosse Koalition tra Unione Cristiano Democratica e Partito Socialdemocratico, l'approvazione delle leggi (avvenuta il 30 maggio) suscitò fortissime polemiche, in particolare sul punto che prevedeva la possibilità – in caso di emergenza nazionale – di limitare i diritti civili garantiti dalla costituzione. Malgrado l'ampia diffusione nel paese delle proteste, che coinvolgevano il movimento studentesco, settori delle organizzazioni sindacali e gruppi di intellettuali, in parlamento le leggi passarono con la sola opposizione della Freie Democratische Partei (Partito Liberale Democratico) e di 54 deputati della maggioranza. Per rispondere in parte alle proteste, il parlamento adottò contestualmente alle Leggi d'emergenza un'altra modifica alla costituzione, che introduceva il “diritto di resistenza” dei cittadini contro ogni tentativo di stravolgere l'ordine democratico.

Powell, Enoch  

(Stechford, Birmingham, 16 giugno 1912 – Londra, 8 febbraio 1998). Uomo politico britannico, deputato al parlamento per il Partito conservatore tra il 1950 e il 1974, e per il Partito Unionista dell'Ulster dal 1974 al 1987. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale si dedicò agli studi classici, fu professore di greco antico e pubblicò alcune raccolte di poesie, manifestando sul piano politico un forte attaccamento agli ideali dell'impero e al ruolo egemonico della Gran Bretagna sulla scena mondiale (ragione per cui condannò severamente l'arrendevolezza del governo verso l'espansionismo hitleriano). Dopo aver prestato servizio in guerra come ufficiale, passò alla politica attiva, schierandosi all'opposizione dei governi laburisti e bollando come un tradimento degli interessi nazionali il disimpegno dalle colonie.
La sua notorietà è legata soprattutto a un discorso tenuto in pubblico a Birmingham il 20 aprile 1968 (The “Rivers of Blood” speech) e rivolto contro la politica governativa sull'immigrazione, in particolare contro il Race Relations Act , che sanzionava gli atteggiamenti razzisti nella vita pubblica. Secondo Powell, l'immigrazione in massa di persone appartenenti a culture diverse da quella britannica avrebbe provocato nel paese “fiumi di sangue” (espressione ripresa da un passo di Virgilio).
Estromesso dal “governo ombra” conservatore a causa di quel discorso, divenne però il principale punto di riferimento dei settori della società britannica più ostili all'immigrazione, riscuotendo tra l'altro l'appoggio di consistenti gruppi di lavoratori, che protestarono in suo favore e presentarono una petizione in cui lo si indicava come vittima di una discriminazione che violava la libertà di parola. Attaccato con forza dalla stampa liberale e laburista, si vantò sempre di godere dell'appoggio della maggioranza dei “veri” inglesi.
Negli anni successivi si dedicò attivamente alla difesa degli interessi britannici nell'Irlanda del Nord, ma non ebbe più un ruolo di primissimo piano nella vita politica.

Primavera di Praga  

Termine con il quale venne indicato il moto di rinnovamento vissuto in Cecoslovacchia nei primi mesi del 1968, tanto all'interno del Partito comunista (con l'affermazione della leadership di Alexander Dubcek), quanto nella società. Fu un periodo di grande e generale effervescenza, che nelle fabbriche più importanti – ad esempio – vide la formazione di consigli operai e di comitati per l'autogestione, slegati dal controllo della burocrazia sindacale. Un ruolo di spicco ebbero inoltre le agitazioni studentesche nelle università e le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, molto simili a quelle in atto nei paesi dell'Europa occidentale, così come il rifiorire della cultura indipendente e delle istanze di democratizzazione tra intellettuali, artisti, esponenti del mondo dello sport (la cui manifestazione più clamorosa fu la diffusione del cosiddetto “manifesto delle 2000 parole”). Dopo aver sollevato molte speranze e molte aspettative nella possibilità di un rinnovamento radicale ma pacifico delle società socialiste, che mettesse capo a un “socialismo dal volto umano”, questo moto venne stroncato dall'intervento delle truppe del Patto di Varsavia, verificatosi alla fine di agosto.

Resurrection City  

Nome convenzionale dato all'insediamento dei manifestanti confluiti a Washington D.C. con la “marcia dei poveri”. Per circa sei settimane, tra maggio e giugno del 1968, una parte dei manifestanti (circa 3.000, secondo le stime più attendibili) si accampò in tende e altre sistemazioni di fortuna, in condizioni di grande precarietà igienica (anche per via della pioggia prolungata e del freddo, insolito per quella stagione) e sul piano dell'ordine pubblico (malgrado la presenza di un servizio d'ordine). Ben presto, inoltre, iniziarono a manifestarsi alcuni contrasti tra gli organizzatori in merito alla gestione dell'iniziativa e ai suoi sbocchi politici; accuse di ipocrisia vennero rivolte al reverendo Abernathy per il fatto di alloggiare in un albergo della città, anziché a Resurrection City. Gli eventi precipitarono dopo lo svolgimento del cosiddetto “Solidarity Day” del 19 giugno, che fu l'ultima manifestazione di massa della Poor People's Campaign . L'accampamento dei manifestanti fu assaltato e distrutto dalla polizia, circa un centinaio di persone (tra cui il reverendo Abernathy e altri organizzatori) venne tratto in arresto e in città fu imposto il coprifuoco. Sul piano politico, comunque, l'iniziativa di creare Resurrection City fu considerata sostanzialmente un fallimento, o quanto meno un passo falso rispetto agli obiettivi della “marcia dei poveri”, che avrebbe definitivamente compromesso – secondo alcuni – l'influenza della Southern Christian Leadership Conference e degli altri gruppi religiosi e pacifisti all'interno del movimento dei neri.

Rivoluzione culturale cinese
 

Nome attribuito alla massiccia mobilitazione dei giovani cinesi (in particolare degli studenti universitari), promossa dal presidente Mao Zedong alla metà degli anni Sessanta in polemica con una parte della dirigenza del Partito Comunista Cinese. Le masse giovanili furono chiamate a protestare e a battersi (in forme anche violente) contro quelle strutture politiche e quegli apparati amministrativi del partito e dello Stato, che secondo Mao e altri dirigenti stavano realizzando un modello sociale burocratico e parassitario. Dopo aver sconvolto profondamente la vita del paese, in particolare con l'indiscriminata messa sotto accusa degli appartenenti ad alcuni gruppi sociali (professionisti, insegnanti, intellettuali in genere), a partire dall'estate del 1967 la rivoluzione culturale fu fatta rientrare nei ranghi dallo stesso Mao, il quale dovette accettare le pressioni di una parte dell'esercito e del partito per il ritorno all'ordine. Negli anni successivi (e soprattutto dopo la morte di Mao, avvenuta nel 1976) diversi gruppi giovanili e alcune componenti del partito e dei sindacati, ritenute responsabili degli eccessi della rivoluzione, furono repressi molto duramente, attraverso arresti, processi e condanne (in qualche caso anche alla pena di morte).

SDS
Sozialistischer deutscher Studentenbund

 
Federazione Tedesca degli Studenti Socialisti. Organizzazione studentesca, originariamente legata al Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), da cui si era staccata in seguito alle violente polemiche suscitate dalla cosiddetta “svolta di Bad Godesberg” del 1958, cioè dalla scelta del partito di abbandonare la prospettiva del superamento del sistema capitalistico.

SNCC
Student Non-violent Coordinating Committee

 
Comitato nonviolento di coordinamento degli studenti. Una delle principali organizzazioni statunitensi sorte all'inizio degli anni sessanta nell'ambito del movimento per i diritti civili dei neri. Verso la fine del decennio era passata su posizioni più radicali e aveva avuto un ruolo fondamentale nella nascita del movimento del Black Power.

Springer
 
Grande gruppo editoriale tedesco, fondato nel 1946 e diretto da Axel Springer (1912-1985). Titolare tra l’altro di numerosi giornali quotidiani (fra cui la popolarissima «Bild Zeitung»), era al centro di vivaci polemiche soprattutto per il potere acquisito attraverso il controllo di larga parte dei media. Cresciuto ulteriormente negli anni seguenti, il gruppo è arrivato oggi a possedere oltre 170 tra giornali e riviste, distribuiti in 33 paesi.

Tupamaros  

Movimento guerrigliero sorto in Uruguay agli inizi degli anni Sessanta, che prendeva il nome dal mitico re inca Tupac Amaru, l'ultimo a opporsi alla conquista spagnola. Costituito per iniziativa di alcuni militanti dei partiti di sinistra (il leader più rappresentativo, Raoul Sendic, era stato membro dell'Internazionale Socialista) e fautore di una strategia incentrata non sulle campagne ma sui centri urbani, divenne famoso a livello mondiale nei primi anni Settanta per alcune clamorose azioni di guerriglia urbana, tra cui i sequestri contemporanei – nel luglio 1971 – di tre diplomatici stranieri. Praticamente distrutto dalla repressione nel periodo immediatamente successivo, quando i suoi militanti furono quasi tutti arrestati, il movimento ha cambiato veste e nome dopo il ritorno dell'Uruguay alla democrazia, nel 1985, trasformandosi in un partito politico legale (il Movimiento de Partecipaciòn Popular), aderente alla coalizione di centrosinistra del Frente Amplio. Dopo la vittoria del Frente alle elezioni del 2004, due ex militanti dei Tupamaros hanno assunto importanti incarichi istituzionali.

Weathermen  

Gruppo politico radicale statunitense, formatosi attorno al 1968 da una scissione in seno all'SDS (Students for a Democratic Society). Il nome del gruppo, che più tardi divenne Weathermen Underground , derivava da un verso di una canzone di Bob Dylan. Con la parola d'ordine “portiamo la guerra in casa”, i Weathermen intendevano contestare – perché troppo morbida – la strategia della New Left contro la guerra in Vietnam. Fautori della guerriglia urbana, nei primi anni Settanta passarono definitivamente in clandestinità, compiendo una serie di attentati contro edifici pubblici e banche, senza però riuscire ad aggregare un'area significativa di consenso. Il gruppo finì per sbandarsi tra il 1976 e il 1977.

Zengakuren

 

Federazione giapponese delle associazioni studentesche autogestite. Organizzazione fondata nel 1948 in occasione delle proteste contro alcune misure adottate dal Comando statunitense in materia scolastica. Originariamente legata al Partito Comunista Giapponese, se ne era poi staccata a partire dalla fine degli anni Cinquanta, passando su posizioni sempre più radicali.

   
 
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