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Centro studi Gobetti

Istituto culturale dedicato allo studio della storia e del pensiero politico del ventesimo secolo, fondato nel 1961. Ha sede nella casa dove abitarono Piero e Ada.
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Biblioteca specializzata sulla storia del pensiero politico contemporaneo e su alcune figure e correnti della politica e della cultura italiane del Novecento.
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Oltre alle carte di Piero e di Ada Gobetti, l’archivio conserva fondi personali e di movimenti politici e sociali di grande interesse per la storia del Novecento.
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polo del 900

Culture dell'esilio tra libertà e rivoluzione. Echi gobettiani nell'antifascismo internazionale

39_imgOrganizzato nell’ambito di un ciclo di incontri dal titolo Quando la libertà è altrove. Itinerari fra esilio e democrazia, il convegno ha affrontato un aspetto particolare, ma di grande rilevanza storico-politica, della “fortuna” di Gobetti: l’influenza che la sua figura e il suo pensiero, in particolare la sua idea di “rivoluzione liberale”, ebbero sulle culture politiche dell’antifascismo liberale e democratico negli anni della dittatura e della diaspora internazionale delle oppposizioni. Un argomento niente affatto scontato, e raramente approfondito, che qui è stato invece affrontato prendendo in considerazione ambiti e personaggi diversi dell’antifascismo (dall’esperienza di Giustizia e Libertà alla guerra di Spagna, da Carlo Rosselli a Silvio Trentin, dal cattolicesimo popolare di Luigi Sturzo al cristianesimo evangelico di Giuseppe Gangale) e contesti differenti – tra Europa e Stati Uniti – dell’esilio politico italiano.

Nell’ideazione di questo convegno, d’altra parte, si è voluto trattare il tema dell’esilio politico in un’ottica particolare, illustrata nella sua relazione d’apertura da Marco Revelli. Vedendolo, cioè, non solo come l’esperienza concreta, materiale, di chi è costretto a espatriare per sfuggire a persecuzioni e difendere la propria libertà, personale e di azione politica, ma – più in generale – come la condizione morale, spirituale, di chi rifiuta totalmente il regime dominante nel proprio paese e non vuole avere con esso complicità o connivenze di sorta. L’esilio, in altre parole, è stato inteso in un duplice senso: come abbandono fisico della propria nazione e come “esodo” politico-morale da essa, e dunque come luogo “ideale” in cui gli esuli – storicamente – si sono sempre trovati a operare, elaborando idee e progetti non solo per l’immediato, per la lotta presente, ma per il futuro, per il momento del ritorno in patria (in una patria diversa rispetto a quella che avevano lasciato). Come avvenne, appunto, nel caso dell’antifascismo italiano di matrice liberale e democratica, che elaborò nell’esilio gran parte di quanto avrebbe poi animato – a partire dalla Resistenza – la successiva nascita dell’Italia democratica e repubblicana.

Sommario:

4          Presentazione
            di Marco Scavino

I luoghi dell’esilio

 7         Piero Gobetti esule in patria
            di Marco Revelli

11        Problematiche gobettiane: rotture e continuità nell’esilio antifascista in Francia
            di Leonardo Casalino

15        Regimi e culture dell’esilio
            di Nadia Urbinati

Temi e figure dell’esilio

 

24        L’esilio dei “popolari” antifascisti  e l’eredità di Gobetti
            di Francesco Traniello

36        Piero Gobetti nei “Quaderni di Giustizia e Libertà”
            di Agata Pernicone

44        Anticonformismo, intransigenza, antifascismo e autonomia nelle “vite parallele” di Trentin e Gobetti
            di Corrado Malandrino

50        Per una rivisitazione del richiamo a Piero Gobetti negli anni di esilio di Carlo Rosselli
  di Antonio Bechelloni

57        Giuseppe Gangale: l’esilio di un evangelico
di Anna Strumia

Appendice

66        Il pensiero in esilio tra sogno e realismo. Un accostamento ideale tra Piero Gobetti e Maria Zambrano
di Pietro Polito

 I tempi dell’esilio

69        Piero Gobetti nell’antifascismo italiano
  di Paolo Soddu

76        L’influenza della guerra civile spagnola sull’esilio antifascista italiano
 di Marco Novarino

91        “Per varie e diverse vie”. Gli italiani e l’8 settembre
 di Bruno Maida

 
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